Autostima: cos'è esattamente?

Proprio in questi giorni mi trovo a lavorare con dei professionisti che soffrono di scarsa autostima, nonostante una posizione professionale e sociale sicuramente fuori dalla norma.

Come mai è così difficile avere percezione della propria scarsa autostima e, di conseguenza, correre ai ripari?

Proprio sualla base del lavoro che sto svolgendo con queste persone ho preso lo spunto per condividere con te, gratuitamente, 3 regole d'oro per avere un'autostima d'acciaio.

 

1. Sapere cos'è l'autostima (non è un nuovo modello di macchina!)

È fondamentale sapere di cosa si parla e non per sentito dire o pareri sentiti da altri. Avere competenza diretta di ciò di cui si parla è la prima regola d'oro (che non vale solo per l'autostima, ovviamente). Diciamo subito che ci sono molti miti e incomprensioni intorno al concetto di autostima per questo è necessario sapere di preciso cos'è e cosa non è.

L'Autostima è un'opinione realistica e riconoscente di noi stessi. Cosa significano i termini realistica e riconoscente? Un'opinione realistica è un'opinione oggettiva, distaccata dalle derive emozionali, che si basa sulla realtà, sui nostri punti di forza, sulle nostre debolezze e comprende anche tutte le sfumature intermedie. Il termine riconoscente aggiunge una prospettiva, ovvero conserviamo una buona sensazione circa la nostra persona nel suo insieme. Per comprendere meglio questo concetto ti faccio l'esempio di un tuo amico/a che tu conosci bene e che tenga a te. Questa persona ha una percezione di te, del valore della tua persona (nel suo insieme) che riconosce maggiore del valore dei tuoi difetti e si rapporta con te di conseguenza.

Una sana autostima è la convinzione che una persona valga quanto qualsiasi altra, non di più né di meno.

 

2. Sii consapevole

Le nostre personali esperienze di vita possono influenzare il modo in cui ci percepiamo. Immagina di riuscire in un obiettivo che ti sei posta/o: la percezione di essere capace immediatamente fa salire la fiducia in te stessa/o che porta a generare pensieri più costruttivi i quali, a loro volta, ti fanno sentire più fiduciosa/o in te stessa/o. E il ciclo ricomincia.
D'altro canto, e qui arriva la nota dolente, è vero anche il contrario. Ovvero, immagina di non riuscire in un obiettivo che ti eri posta/o, ti lasci assalire dalla percezione di non essere capace e questa corrode la tua fiducia in te stessa/o che ti porta a generare pensieri catastrofici, distruttivi, i quali, a loro volta, corrodono ancor di più la fiducia in te stessa/o. E il ciclo ricomincia.

Ora la buona notizia: puoi interrompere in qualsiasi momento tutti e due i cicli.
Dal momento che interrompere il primo, quello potenziante, sarebbe demenziale, parliamo del secondo. La parola magica è "riconoscente". Proprio la riconoscenza di cui abbiamo parlato nella prima regola. Riconoscere che realisticamente il tuo valore totale, come persona, è maggiore dei tuoi difetti.

Cambiare rapidamente direzione ai pensieri non cambia lo stato delle cose e non altera la realtà, ti consente tuttavia di mantenere consapevolezza della reale prospettiva e scala dimensionale, evitando di trasformare un bicchiere d'acqua rovesciato in uno tsunami.

 

3. Evita il "tutto o niente"

L'atteggiamento "o tutto o niente" è quello che produce l'effetto di un interruttore elettrico, acceso o spento, bianco o nero senza nessuna sfumatura nel mezzo.
In termini comportamentali, questo tipo di atteggiamento produce tutti pensieri positivi o tutti negativi. Per esempio, in una persona con questo atteggiamento, fallire un colpo di tennis farà salire alla mente la percezione di sé stessa come totale nullità.

Questo atteggiamento non è solo dannoso per noi stessi ma può essere addirittura catastrofico per le persone per le quali siamo un esempio, tipo i nostri figli. Pensate a quali conseguenze può portare un atteggiamento di questo tipo in un adolescente se un esame di scuola dovesse andare male. A volte basta solo il timore che possa andare male. I risultati li leggiamo (purtroppo spesso) sui giornali.

La perfezione va bene come punto cardinale, come direzione da seguire per il miglioramento continuo, quello che i giapponesi chiamano Kairos, ma senza avere la pretesa di doverla raggiungere. Anche perché, considerazione personale, la perfezione è bella i primi 5 minuti, poi è una gran rottura di palle.

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